Non solo mamme: il ruolo del padre

Non solo mamme: il ruolo del padre

Per l’antropologia, la presenza di un padre accanto alla madre ha avvantaggiato la specie umana, facilitando la protezione della prole, che necessita di un lungo periodo di cure, e della madre stessa, più fragile in gravidanza e nel puerperio.

Secondo tale prospettiva, che considera principalmente la dimensione fisica e di protezione, il padre sarebbe una sorta di custode della diade madre-figlio.

Oggi assistiamo ad un cambiamento del ruolo paterno: non più autoritario ma “evolutivo”. Un tempo i bambini avevamo paura del padre e delle sue sgridate capaci di generare potenti sensi di colpa; quell’omone grande e forte che ricorda l’orco della fiaba di Pollicino. La stessa madre si faceva complice nell’alimentare nel figlio l’idea del padre-orco, minacciandolo attraverso la famosissima formula del “Se non la smetti, stasera lo dico a tuo padre!”; questo bastava a placare anche gli animi dei bambini più tenaci.

Cosa è cambiato? Adesso i bambini agognano il rientro a casa del papà per concedersi coccole ed eccezioni alla regola.

Fortunatamente, oggi, i padri ci sono, sono presenti, vogliono esserci e chiedono diritti.

In questa sede e in questo tempo, caratterizzato dalla ridefinizione della struttura familiare e da “nuove famiglie” (madri/padri single,coppie omosessuali con prole, fecondazione eterologa etc..) occorre considerare la questione da una prospettiva maggiormente contemporanea: più che parlare di padre e madre, sarebbe più corretto farvi riferimento simbolicamente ricorrendo ai termini di codice materno e codice paterno, codici educativi fondamentali per la definizione del Sé del bambino.

Infatti, la stragrande maggioranza delle ricerche, è concorde nel concludere che, ai fini del sano sviluppo dei figli, è condizione sufficiente il buon rapporto affettivo e di cura della coppia genitoriale, a prescindere dal fatto che i genitori siano di sesso uguale o opposto, che siano genitori biologici o “sociali” (Golombok, 2015). E’ però indispensabile che, nella vita del bambino, siano presenti entrambi i codici.

Lungo tutto il primo anno di vita, e per buona parte dell’infanzia, il codice materno gioca un ruolo fondamentale: nutre, si prende cura, consola, protegge. Il paterno, in questa fase iniziale non ha ancora un ruolo ben definito ma ne è alla ricerca.

Emblematica la frase di un mio caro amico a pochi mesi dalla nascita della sua prima figlia. Alla mia domanda sulla conquista del nuovo ruolo di padre mi rispose: “Devo ancora capire qual è il mio posto, nel frattempo però, resto nelle vicinanze”. Questa risposta, così inaspettata ma così vera, rappresentava la raggiunta consapevolezza che, forse, la scelta più giusta in quella fase, poteva essere quella di lasciare che mamma e figlia potessero godere della naturale e necessaria simbiosi ma, che, contemporaneamente, lui poteva e voleva esserci, esistere e rimanere ad aspettare il suo tempo. Il mio amico stava cercando il suo posto.

Crescendo, però, serve che il ruolo del codice materno diminuisca per fare posto a quello paterno. 

Il padre ha un compito essenziale, che è quello di aiutare la compagna a rimanere se  stessa, senza lasciarsi travolgere dalle sensazioni infantili. La può proteggere inserendosi fra lei e il bambino da cui non riesce a staccarsi, dandole il tempo di ricaricarsi, di riposare e di ritrovare un po’ di spazio per sé. Allontana il piccolo dalla mamma quando lei fa fatica a dire no, può insistere perché il bambino dorma nel suo lettino, può offrire un’opinione diversa (Asha Phillips) che non dovrebbe rappresentare un ostacolo ma un’opportunità.

I padri hanno con i figli più piccoli un’interazione diversa da quella delle madri. In genere eccitano di più i bambini, hanno un rapporto più fisico, giocoso, spericolato che i bambini adorano. Le mamme calmano, consolano e mentalizzano. 

In alcune famiglie, però, è il padre ad avere difficoltà a definire dei limiti. E’ il caso dei papà che stanno tutto il giorno fuori per lavoro e che, avendo maturato sensi di colpa per l’assenza da casa e quindi dalla relazione con il figlio, fanno fatica a stabilire o far rispettare le regole.

Il genitore normativo, difatti, resta la mamma che, trascorrendo gran parte della giornata con il bambino, necessita di un sistema di regole per gestire casa e figlio.

Così spesso succede che, l’eccezione alla regola concessa dal papà, crea un precedente a cui, quando lui è via di casa, la mamma sarà costretta a fare i conti. Purtroppo, le divergenze educative tra genitori creano sempre confusione attorno alla regola.

Per questo è importante che il padre incarni la legge, che torni di nuovo a dire “Non puoi” superando la paura di non essere sufficientemente amato dal figlio. Il ruolo paterno è prevalentemente regolativo. Il “NO” del padre è diverso dal “NO” della madre: è forte ed autorevole ed ha un valore enorme perché svincola il bambino dalla tirannia delle pulsioni, destruttura il “tutto e subito”, unisce la legge al desiderio.

E’ altrettanto importante che il padre funga da polo attrattivo per la madre, che non è solo mamma ma anche donna, femmina.

I genitori devono rimanere coppia. Se il padre viene escluso, si cementifica il rapporto madre-figlio e la coppia sarà figlio-genitore. Siamo di fronte ad un’alterazione. Il bambino deve comprendere e superare la frustrazione che i genitori hanno un rapporto tra loro, dal quale lui è escluso: questo passaggio sarà fondamentale per aiutarlo a spingersi fuori, nel mondo.

Perciò “Good mamas”..lasciatevi aiutare, i vostri figli ringraziano!