Lo smartworking al tempo del Coronavirus

Lo smartworking al tempo del Coronavirus

Ciao Bing, Arrivo Flop!

Questo, per le madri italiane con i figli a casa dall’asilo, è il minaccioso suono del coronavirus.

Pensavate di cavarvela con delle mascherine e via, vero? Invece no: scuole chiuse e aziende che per venirci incontro ci concedono lo smartworking.

P-E-R V-E-N-I-R-C-I I-N-C-O-N-T-R-O.

Ora, io lo so che le intenzioni sono le migliori e che giustamente non possiamo lasciare queste piccole persone basse a casa da sole, ma Signori, a noi lo smartworking ci uccide. Ci destreggiamo tra excel e tutto il resto! E badate bene che “tutto il resto” è un mondo vastissimo! Significa: costruire castelli coi libri, fare puzzle, leggere storie, scivere poesie per il papà, costruire braccialetti, disegnare fumetti, giocare a bowling con le bottiglie del latte, fare gli origami, organizzare feste di non compleanno, allestire percorsi di minigolf in salotto, piantare erbai di legumi nel cotone bagnato e fare costruzioni coi Lego più complesse della diga di Hoover.

Alla sera arriviamo distrutte, ma i nostri figli inspiegabilmente camminano sui muri.

Dopo aver cucinato il riso giallo che non volevano, la pasta rossa che non erano le stelline, le stelline che però erano al pesto perché non avevamo più il sugo, mettiamo a letto questi esseri energivori con latte e biscotti e sveniamo sul divano. Prendiamo il cellulare e bip bip… bip bip… dlin .. dlin.. trin… Whatsapp, mail, messaggi Skype. Giusto, siamo in smartworking, non abbiamo orari perché possiamo lavorare smart, intelligente, agli orari più congeniali e… comodamente anche dopo cena.

Ciao Bing. Arrivo Flop!